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Nautica e compositi 29 mag 2026

Longherone per catamarano in resina strutturale: come si costruisce un pezzo leggero e durevole

Un longherone da 5 metri per catamarano costruito in composito, partendo da un progetto maker. Vediamo come ragionare su un pezzo strutturale in resina: modello in XPS, scelta dei tessuti e orientamento delle fibre, anime triangolari e incollaggi, fino al confronto pratico tra basalto unidirezionale e mat di vetro. Con gli errori da evitare e le avvertenze tecniche per chi vuole realizzare componenti nautici leggeri e progettati per durare nel tempo.

Costruire un longherone per catamarano in composito non è per forza un'impresa industriale. In questo progetto di stampo maker, nato dalla passione per la nautica e per i compositi, un longherone da circa 5 metri viene realizzato senza legno, senza mat e senza infusione: solo tessuti tecnici, anime strutturali e resina strutturale. L'obiettivo non è promettere un pezzo "eterno", ma mostrare quanto possa essere accessibile creare componenti leggeri e progettati per durare a lungo, se si ragiona nel modo giusto su materiali e carichi.

In questo approfondimento ripercorriamo le scelte tecniche del progetto, spieghiamo perché funzionano e raccogliamo gli errori più comuni da evitare. Non è una guida ingegneristica definitiva: dimensionamenti, carichi e sicurezza di un componente strutturale nautico vanno sempre valutati sul progetto reale.

Cos'è un longherone e perché serve una resina strutturale

Il longherone è uno degli elementi che assorbono e distribuiscono i carichi principali della struttura. In una barca lavora a flessione e a torsione: deve essere rigido dove serve, leggero ovunque sia possibile e affidabile nel tempo. È esattamente il tipo di pezzo in cui la differenza non la fa "la resina" generica, ma una resina epossidica strutturale abbinata ai tessuti e all'architettura giusta.

La logica di un buon componente in composito è semplice da enunciare e impegnativa da realizzare: le pelli esterne lavorano in trazione e compressione, l'anima interna le tiene distanziate e gestisce il taglio, gli incollaggi trasferiscono i carichi tra le parti e l'orientamento delle fibre decide in quale direzione il pezzo è davvero forte. Sbagliare uno di questi punti significa costruire qualcosa che sembra robusto ma flette, delamina o cede sotto sforzo.

Dal progetto al modello: DelftShip e cassaforma in XPS

Il punto di partenza è il progetto: la carena è stata calcolata con un software dedicato (DelftShip), stimando i pesi delle varie strutture. Invece di affidarsi a rendering complessi, l'intero catamarano è stato tagliato in scala in XPS (polistirene estruso), incollato a caldo. Ogni pezzo del modello è poi diventato una cassaforma per il corrispondente componente in composito.

Un dettaglio interessante del progetto è che il longherone viene realizzato in due modi diversi, per mostrare le possibilità: uno stratificando una lastra piana da incollare in seguito, l'altro lavorando direttamente in cassaforma. Sono due approcci legittimi, con compromessi diversi tra controllo della forma e numero di passaggi.

Perché non si stratifica direttamente sull'XPS

L'XPS è perfetto come modello, ma non si può stratificare resina direttamente sopra senza protezione: l'adesione rovinerebbe il pezzo e la sagoma. La soluzione adottata nel video non è il classico distaccante ceroso — che tende a lasciare residui difficili da rimuovere e può interferire con incollaggi successivi — ma la comune pellicola da imballaggio, quella usata per i bancali. È economica, non lascia rilasci e si stacca facilmente a polimerizzazione avvenuta.

È un esempio di come, in un contesto maker, una soluzione semplice possa risolvere bene un problema reale. Resta valida l'avvertenza di base: mai stratificare su polistirene non protetto.

Stratificazione: tessuti, orientamento delle fibre e rullo frangibolle

Per le pelli vengono preparati tessuti tagliati con orientamenti diversi — longitudinali a 90° e a 45° — proprio perché la direzione delle fibre determina la rigidità del laminato lungo i vari assi. Una pelle ben pensata combina orientamenti complementari per reggere flessione e torsione.

La resina strutturale da stratificazione viene distribuita con il rullo frangibolle. Attenzione a un punto spesso frainteso: il rullo non serve solo a togliere le bolle d'aria, ma soprattutto a distribuire la resina in modo uniforme e a impregnare bene i tessuti. Un'impregnazione disomogenea crea zone povere o cariche di resina, entrambe nemiche delle prestazioni.

Nel video si parla di una resina con assorbimento d'acqua dichiarato nullo e priva di solventi e VOC. Anche quando una resina non emette odori sgradevoli, la maschera e i DPI vanno indossati sempre.

Lantor: l'anima che dà "ciccia" strutturale

Tra gli strati viene inserito il Lantor, un'anima da circa 2 mm. Il motivo è pratico: dove un domani serviranno delle viti, un'anima di questo tipo garantisce una presa molto superiore rispetto ai soli tessuti sottili, creando lo spessore necessario perché il fissaggio non strappi. È la logica della costruzione a sandwich: distanziare le pelli aumenta la rigidità a parità di peso e crea materiale "pieno" dove serve ancorare componenti.

Anime triangolari: l'ispirazione dalle gru edilizie

L'idea più riconoscibile del progetto sono le anime triangolari interne, ispirate alla trave reticolare delle gru da cantiere: una geometria che regge bene i carichi con poco materiale. Le anime sono state ottenute con stampi realizzati a partire da un pezzo stampato in 3D, colando all'interno una resina caricata. Nei punti di contatto dove verrà applicato il tessuto unidirezionale, le anime vengono levigate per garantire un buon incollaggio.

È un buon promemoria di un principio del composito: la forma conta quanto il materiale. Una geometria intelligente permette di togliere peso senza togliere resistenza.

Basalto unidirezionale contro mat di vetro: il test empirico

Una delle parti più istruttive del video è un confronto pratico, fatto "sul campo", tra due materiali molto diversi.

  • Tessuto di basalto unidirezionale da 300 g: un singolo strato teso tra due appoggi regge il peso di una persona (oltre 90 kg) senza rompersi.
  • Mat di vetro da 450 g: tre strisce sovrapposte (oltre un chilo di materiale, molto più largo e pesante del basalto) cedono quasi subito sotto un mattone da pochi chili.

La conclusione non è che il mat sia "inutile", ma che non è un materiale strutturale: nasce per altri scopi, consuma molta resina e in flessione non regge il confronto con un unidirezionale orientato nel verso giusto. Il tessuto unidirezionale costa di più al metro, ma ne serve molto meno e offre prestazioni decisamente superiori dove i carichi hanno una direzione chiara. È un test empirico, non una prova di laboratorio normata, ma rende benissimo l'idea.

Assemblaggio: lo "scatolato" leggero e resistente

Per l'assemblaggio finale le strisce vengono tagliate con precisione (nel video con l'aiuto di un laser), poi si procede con una resina addensata con Aerosil per ottenere un adesivo che non coli su superfici verticali o inclinate. Sulla base vengono stratificati più strati di unidirezionale (nel progetto, nove) per contrastare le flessioni; le anime triangolari vengono incollate con una resina caricata e il tutto viene chiuso con la seconda pelle.

Il risultato è uno scatolato: due pelli resistenti tenute distanziate da un'anima leggera. È la stessa logica dei profili a cassone in molte strutture, qui realizzata in composito. Leggero, rigido e con i carichi distribuiti in modo efficiente.

Polimerizzazione e supporto planare: la pazienza conta

Dopo circa 10 ore la prima pelle viene rimossa dalla sagoma e la pellicola si stacca pulita. Un punto tecnico importante emerge qui: a pochi giorni dalla laminazione e con temperature di laboratorio non elevate, la polimerizzazione non è completa. Per questo il pezzo viene tenuto su una superficie planare, così da non deformarsi mentre la reticolazione prosegue.

La temperatura influenza tempi e qualità della cura: ambienti freddi rallentano la polimerizzazione e possono compromettere le prestazioni finali se il pezzo viene messo sotto carico troppo presto. Avere fretta, qui, è uno degli errori più costosi.

Un test involontario

Durante una forte bomba d'acqua, il gazebo del laboratorio è crollato scaricando una grande quantità d'acqua (stimata in diverse centinaia di chili) proprio sopra la struttura in costruzione. Nonostante il peso concentrato sui 5 metri del longherone, la struttura non ne ha risentito. Non è un test scientifico, ma è un buon indizio di quanto un componente progettato bene possa sopportare sollecitazioni impreviste.

Errori da evitare

  • Stratificare su XPS non protetto: serve sempre un distacco affidabile (qui la pellicola da imballaggio).
  • Usare il mat come materiale strutturale: non è nato per questo; per i carichi servono tessuti orientati come l'unidirezionale.
  • Sottovalutare l'orientamento delle fibre: la stessa fibra, orientata male, dà un pezzo debole.
  • Avere fretta con la polimerizzazione: caricare un pezzo non ancora curato, o curato a freddo, ne compromette le prestazioni.
  • Non usare i DPI: anche con resine senza odore, maschera e protezioni sono obbligatorie.
  • Confondere leggerezza con debolezza: un pezzo leggero, se ben progettato, può essere molto resistente.

Avvertenze tecniche

Qualche promemoria prima di mettere mano a un componente strutturale:

  • Temperatura: rispetta il range indicato dalla resina e ricorda che il freddo rallenta la cura.
  • Miscelazione: rapporti corretti e mescolatura accurata sono la base di un laminato affidabile.
  • Supporto planare: tieni in piano i pezzi finché la polimerizzazione non è avanzata, per evitare deformazioni.
  • Compatibilità materiali: verifica che resine, tessuti e anime lavorino bene insieme.
  • Carichi e sicurezza nautica: dimensionamenti, carichi e margini di sicurezza vanno valutati sul progetto reale; un test "sul campo" non sostituisce una verifica strutturale.

I materiali per la stratificazione strutturale

Questo progetto mostra bene che, con i materiali giusti e un po' di metodo, anche un appassionato può realizzare componenti nautici leggeri e pensati per durare nel tempo. Se vuoi muoverti in questa direzione, in catalogo ResinPlan trovi le resine epossidiche strutturali da stratificazione, le resine caricate per incollaggi e anime, i tessuti tecnici come il basalto unidirezionale e i biassiali, le anime per sandwich e gli additivi per addensare la resina. Sono i mattoni di partenza per progettare il tuo pezzo con la stessa logica vista qui — pelli, anime, orientamento delle fibre e incollaggi curati.